

Visita la Cripta La costruzione dei muri, la collocazione delle colonne e la messa in opera degli altari è avvenuta lentamente nel sec. XV. Le colone monolitiche con capitelli corinzi sono opera dell' antico artigianato locale. La parte decorativa è stata completata gradatamente fino al XIX sec. e poi modificata nel 1948, in seguito ai danni dei bombardamenti. La Facciata monumentale, in pietra arenaria locale è in stile tardo rinascimentale, adorna di cappellette in pietra e capitelli marmorei. La struttura edilizia è il risultato di un ampliamento di una precedente chiesa eseguito nel tardo XVI sec. Il Campanile, costruito nel XVIII sec. tozzo a torre, è stato modificato a guglia nel 1948. All' interno della Chiesa, vi sono dodici altari marmorei di buona fattura.Entrando, a destra, è il Battistero. E' costituito da un 'enorme acquasantiera in marmo cipollino rosso, di estrazione locale, sormontata da una cupoletta in legno. Proseguendo si ammirano tre Altari con paliotti marmorei settecenteschi con quadri e statue. Si giuge nella Sagrestia, nella quale si trovano un lavabo marmoreo e mobili lignei del '700 ed una Tavola dell' Annunciazione, opera di F.Stetera, XVI sec. Più in alto è la cappella di S.Anna che fa coppia con quella di fronte del Crocifisso; ambedue sono in marmo cipollino rosso (anno 1709). In quella di S.Anna sono una statua di S.Biagio in marmo bianco ed una tela, rappresentante la Santa, opera del Cardillo (XVII sec). Accanto è la cappella della Madonna, opera marmorea dell' Ing. Michele Scandurra, risalente agli inizi del secolo. Domina in essa la Statua della Vergine Assunta, opera lignea dello scultore napoletano Colicci, dell' anno 1767. Il presbiterio, con gradini in marmo cipollino rosso, è sormontato da un Altare marmoreo recante pannelli con bassorilievi che raffigurano simbolici biblici. Nell'Abside è un Coro ligneo a intagli (XVIII sec.) ed alle pareti le tele di S.Venera, opera del Cardillo padre (XVII sec.), di S.Michele (XIX sec.), della Vergine del Rosario, opera del Cardillo figlio (inizi del XVIII sec.), e della Caduta di Cristo, opera del Catalano (sec. XVII), campeggia un grande tela dell'Assunta, opera di Giuseppe Russo (1805). Davanti all' altare maggiore vi è l'altare da cui si officia, dove sono collocati mensolari lignei a intarsi del sec. XVII provenienti dalla Chiesa demolita di S.Sebastiano, A fianco è la Cappella del Sacramento (sec. XVIII) in marmo intarsiato a smalto colorato; oltre alle statue di S.Pietro e S.Paolo si ammirano piccoli bassorilievi di buona levatura artistica. Proseguendo, sono altri tre altari con gradini in cipollino e paliotti marmorei settecenteschi. Anche qui, quadri e statue. Di fronte alla Sagrestia è la statua di S.Filippo d' Agira, opera lignea del 1721.

Sottostante all'abside si trova una Cripta che ospita le mummie di alcuni arcipreti e canonici. La Cripta che ultimamente è stata restaurata a cura della Sovrintendenza è visibile durante i giorni di apertura della Chiesa.
San Francesco è la Chiesa più piccola e più antica del paese. L'attuale edificio è tutto cio che rimane di un piccolo convento francescano del XIII° secolo. A
ll' esterno è possibile ammirare due portali, di cui uno murato, e due piccole finestrelle il cui stile e metodo di costruzione non lasciano dubbi sull' epoca a cui risalgono.
Nell' unica navata la prima cosa che colpisce è il tetto in legno con le sue molte cariatidi rappresentanti facce umane; sulla destra tre cappellette ospitano rispettivamente: il quadro di S.Pasquale e S.Felice, la statua di S.Lucia scolpita nel 1904 ad opera di Salvatore Buemi, e un antico Crocefisso; sulla sinistra è possibile ammirare altri tre piccoli quadri di vario soggetto, una statua il legno settecentesca, raffiguarante la Madonna della Consolazione, e un grande dipinto raffigurante S.Lucia.
Sul Fondo della navata un grande arco arabo in pietra, forse più antico della chiesa stessa, immette nell'abside che ospita: al centro la statua lignea di S.Francesco e sulla destra un dipinto raffigurante S.Luigi.
Nel 1994 sono stati ultimati i lavori di restauro, che hanno permesso di ammirare un gioiello dell' arte Medievale e di riscoprire quest'angolo dimenticato di Novara.
La Chiesa di San Giorgio sorge, quasi in fondo alla valle, ai piedi della rupe che ancora oggi, conserva i ruderi del Castello dei Normanni, Lunga 28 metri e larga 14, a tre navate, con 12 colonne monolitiche in stile corinzio, sormontata da archi a tutto sesto in pietra arenaria, costituisce un vero modello di architettura. I soffitti sono in legname e quello centrale, rifatto sul modello originale dal maestro artigiano Carmelo Alula di Novara di Sicilia, presenta un bel cassettonato che ben s'intona con l'insieme e lo abbelisce. Nei muri dell' abside vi sono quattro nicchie con statue in stucco, rappresentanti i Santi Gelasio. Giovanni da Facondo e Tommaso da Villanova, tutti dell'Ordine Agostiniano. Nelle navate laterali si ammirano due sontuosi altari con colonne tortili in stucco lucido, di stile tardo barocco, segno storico di modifiche apportate alla Chiesa nel secolo scorso. La Facciata presenta tre portali in pietra con colonne scolpite, portanti l'architrave sormontata da timpano e finestra. La Chiesa fu fabbricata nel XVII Sec. (diverse date si leggono in punti diversi:(1635-1636-1696), dall' antica Confraternita di San Giorgio e affidata assieme al Convento retrostante, all'ordine degli Agostiniani Scalzi, presenti in Novara fino all' incameramento dei beni ecclesiastici. Nel secolo scorso (1854) la struttura interna della Chiesa veniva modificata fino ad assumenre toni baroccheggianti. Le arcate di pietra ed il vecchio tetto ligneo, in parte caduto, venivano coperti con stucchi di poco pregio artistico. Negli anni sessanta la Chiesa, danneggiata per vetustà ed incuria, veniva chiusa al culto e spesso presa di mira da saccheggiatori e da ladri. I lavori di restauro, durati dal 1978 al 1986 ed eseguiti ad opera della Sovrintendenza ai Monumenti di Catania, con finanziamenti regionali le hanno restituito l' antico splendore. Oggi adibita ad auditorium è il centro della vita culturale Novarese, dove hanno luogo mostre, conferenze e congressi.
Fondata nel 1600, come rilevasi dalla iscrizione sul portale principale (diss. chs. Societ. 1600) la Chiesa è ad un' unica navata. Il Campanile venne edificato nel 1656. Una scala a chiocciola in pietra arenaria locale a 33 gradini, di ammirevole fattura, da l'accesso, internamente alla torre, all'abitacolo ove trovano posto tre campane.
All'ingresso principale della chiesa si perviene dalla Piazza Salvatore Buemi, a mezzo di una monumentale gradinata in pietra che, insieme alle due colonne del portale e alle istoriazioni del prospetto, dà alla costruzione uno slancio elegante ed armonioso. A sinistra di chi entra, una porta interna dà accesso ad un oratorio utilizzato dalla Confraternita dell' Immacolata, fondata nel 1613 con licenza dell'Arcivescovo di Messina, Pietro Ruis, per opera del Sac. Melchiorre Pluvino e denominata "Sciabica". La congrega accogliente confrati di diverso ceto e condizione, dalla sua fondazione non ha mai cessato di esistere; addirittura, a cavallo del novecento, contava più di 700 confrati che, comunemente chiamati "Babaluci" per il caratteristico copri capo, ci ricordano i Beati Paoli.
Subito dopo la porta dell'oratorio vi è un altare sul quale si venera S.Rita da Cascia, scultura in legno del novarese L.Prestipino, qui migrata dalla Chiesa di S.Giorgio.Più avanti sempre nella parete sinistra, vi sono altri due altari con le statue di S.Agnese e di S.Espedito. Dallo stesso lato, prima dell'abside, si apre una cappella ove si venera un Crocifisso in legno che si porta in processione la sera del Venerdi Santo. In detta cappella vi erano due affreschi rievocanti il supplizio e l'ascesa di Cristo alla Croce, resistono oltre, barocchi ornamenti in gesso di un certo prestigio artistico. Sull'Altare Maggiore si venera una bella statua in legno dell'Immacolata di cui si sconoscono l'autore e la data, e momentaneamente migrata, alla Matrice, essendo in atto la riparazione della Chiesa.
In posizione simmetrica alla cappella dell SS. Crocifisso, sul lato destro, si apre la cappella di S.Giuseppe che guida Gesù per la mano. La statua è in legno, di elevato prestigio artistico e fortemente espressiva: le fattezze e il costume del Santo ne sottolineano i tratti orientali. L'opera venne scolpita in Messina nel 1768 dalla stessa mano (quella dell'artista Napolitano Colicci), che ha realizzato la statua della Vergine Assunta (prima patrona della città).
Subito dopo la cappella di S.Giuseppe, scendendo, si incontra un altare sul quale si venera la statua del cuore di Gesù da ultimo, accanto all'ingresso secondario della chiesa, vi è un altare dedicato a S.Nicolò, cui è intitolata la Chiesa: vi troneggia un bel dipinto del S. Vescovo, nell'atto di benedire il popolo. Il dipinto risale all'epoca di costruzione della chiesa ('600).
Al di sopra dell'ingresso principale vi è la cantoria in legno, dove si conserva un artistio organo anch'esso in legno lavorato, da restaurare. Il pregiato strumento, dalle canne in fine lega metallica, è di epoca settecentesca e in tutto simile a quello della Chiesa Annunziata. Nel piano sottostante l'Oratorio dei Confrati, è ricavata una Cripta le cui pareti sono caratterizzate dalla presenza di sepolcri in pietra "gaitte" dove dovevano trovare posto le salme mummificate, e dove si scoprono ancora i resti di un gocciolatoio.
L'austero luogo sepolcrale, per lungo tempo adibito a forgia artiginale, oggi dopo l'imposizione del vincolo da parte della Sovrintendenza, è stato sottoposto ad opera di restauro.
A monte della SS. 185, che dal bivio Salicà porta a Giardini ed esattamente al Km. 13, sorge la Chiesa di S.Barbara. La Chiesa e le terre circostanti furono donate nell'anno 1529 dall'allora Signore di Novara Marchione de Gioeni all' arcipretura di Novara con tutti i diritti, ma l'arciprete del tempo non ne entrò subito in possesso. Tuttavia, nell'anno 1592 l'arciprete Francesco Borghese, in esecuzione della Bolla Pontificia di Clemente VIII, fu immesso nel possesso da Mons. Lombardo Arcivescovo di Messina, delegato ad Hoc dalla S. Sede. L'Arciprete che aveva perduto il titolo di Abate di S.Maria La Noara, ha assunto cosi' quello di Abate Commendatario e Benificiale di S.Barbara, titolo e dignità ereditati "Ipso Iure" dagli Arcipreti suoi successori, i quali, pertanto, a tutt'oggi godono di insegne e preminenza prelatizie. La Chiese ad unica navata, ospita un quadro di S.Barbara, una statuetta di recente fattura della stessa Santa e una statua di S.Antonio da Padova. Oggi la chiesa, in stato di completo abbandono e in avanzato decadimento delle strutture, è chiusa al culto.
Sulla S.P. che dal paese conduce alla frazione S.Basilio, a circa 100 m. dal bivio, si trova la cappelletta del SS. Salvatore. La Cappella costruita nel 1797, ha il frontespizio di pregievole fattura con artistici fregi in pietra arenaria e, ancora oggi, è meta di pellegrinaggi devozionali. Un tempo era punto di arrivo della Via Crucis delineata lungo la vecchia strada, a partire dal civico ospedale, da quattordici cappellette in pietra, oggi in buona parte scomparse. Accanto alla Cappelletta, un poco più in alto, sorgeva la Chiesa del SS.Salvatore, i cui resti insieme a degli affreschi di evidenti tratti bizantini sono stati travolti da una frana negli anni '80, subito dopo la scoperta. Era tradizione portare colà in processione la statua di S.Filippo d'Agira, venerato nel Duomo.
Di rimpetto al Duomo sorge la piccola Chiesa un tempo dedicata a S.Giovanni e oggi sede di un Uficio Turistico. Di modeste dimensioni e di scarso pregio artistico, la chiesetta è stata denominata, nel tempo "dello spasimo". Oggi resta solo la facciata, nessuna traccia nel suo interno, inesplicabilmente svuotato e distrutto. La chiesetta ad una sola arcata, aveva quattro altari. Vi si celebrava messa fino ai primi del secolo e particolare era la venerazione della Madonna del Tindari, che aveva un proprio altare. Un altro era dedicato a S.Giovanni rappresentato da un dipinto del 1778, da cui il nome (il dipinto ora trovasi nel Duomo); vi era poi l'Altare Maggiore e un altro Altare recante un dipinto che rievoca l'ascesa al Calvario. E' proprio questo quadro di Catalano il Vecchio, artista Messinese dipinto nel 1598 a dar vita alla Chiesetta. Infatti la scena del quadro è coeva del piccolo tempio sebbene il Borghese sostiene che la Chiesa già funzionava nel 1563, un trentennio prima della data del quadro e di quella incisa sul portale(1592).alcuni chiamarono il quadro dell'ascesa al Calvario, secondo il Borghese, il "quadro del perdono". Altri, invece, più realisticamnte secondo il Di Pietro, il quadro dello Spasimo da cui deriva il secondo nome della Chiesa. In fondo alla Chiesa era posta un'infermaria con pochi posti, la prima a Novara e progenitrice di quella sorta dopo il 1866 nell'ex Chiesa di S.Gregorio, Chiesa espropriata con i beni della manomorta e ingrandita a ospedale. Di questa infermeria si ha menzione in documenti del 1651 e se ne indica il punto proprio dietro la chiesetta di S.Giovanni.
La Chiesa sorge nella parte alta del paese, accanto all'Istituto Antoniano Femminile fondato dal Beato Annibale Maria di Francia nel 1927, mesi prima della sua morte. La Chiesa, ad una sola navata oggi cadente, è quanto resta con tutte le trasformazioni subite nel tempo della originaria Abbazia Cistercense, seconda a quella di Vallebona, ovvero di "S.Maria La Noara". Invero l'Orfanotrofio è stato edificato sulle rovine del monastero Cistercense dei Monaci Bianchi, distrurro dai vandali. Dell' architettura Cistercense, visibile ancora nella Chiesa di S.Maria La Noara, qui non resta niente. All'interno l'intonaco e la volte sono di fattura moderna per cui, al di là della memoria storica, a testimonianza dell'opera di S.Ugo Abate, secondo patrono della città restano il corpo del Santo, i guanti di lana che Egli indossava nelle cerimonie ufficiali, il fazzoletto di seta a Lui donato dalla sorella, una Giara (Anfora) utilizzata dall'Abate nel Cenobio di Vallebona e moltissime reliquie di Santi portati in Novara dal Beato Ugo. Il 16 Agosto il corpo e le reliquie del Santo vengono portate in processione su un' artistica Vara in legno che si può ammirare nella stessa Chiesa, sotto la cantoria, laddove viene riposta dopo la processione. Opere di notevole prestigio artistico sono il Reliquiario, un dipinto raffigurante l'Annunciazione, un quadro ritenuto il vero ritratto di S.Ugo e un fonte di bronzo. Il Reliquiario è costituito da un insieme di piccole nicchie praticate nella parete sinistra della Chiesa: i contorni e gli interspazi sono ricchi di artistici abbellimenti, il tutto è incorniciato da due colonne in legno che si innalzano dal livello dell'altare sottostante e da un baldacchino, sempre in legno sul quale cantano la gloria di Dio quattro angioletti dai lineamenti delicati. Nelle nicchie vengono custodite e, al tempo stesso, esposte alla venerazione circa 130 Reliquie di Santi. Quarto Reliquiario in Sicilia, di cui ricordiamo una spina della Corona di Gesù, una Pietra del San Sepolcro e una Pietra del Monte Calvario, nonchè il Cranio, le Osse e i Guanti del Santo. A proposito del quadro ritenuto vero ritratto del Santo patrono và detto che lo stesso è stato nei secoli danneggiato da un incendio e recentemente restaurato. Sulla porta che dalla Chiesa dà l'accesso al Convento trova posto un dipinto ad olio su tavola raffigurante l'Annunciazione, opera di Francesco Stetera, oscuro pittore veneto dell'anno 1570: particolare degno di nota è la perfetta prospettiva dello scenario dell'Annunciazione. Nella Chiesa si conserva anche la Giara di S.Ugo, in terracotta, con tracce di smalti e decori, alla quale i Novaresi attingevano per impetrare grazie e favori dal Santo: l'acqua veniva bevuta per devozione e per ottenere guarigioni. In effetti la Giara è un vaso Arabo, di bellissima forma. La tradizione ci dice che questa Giara apparteneva a S.Ugo, e quindi, si trovava nell'antico Monastero di Badiavecchia da dove, insieme alla reliquie ed ad altri reperti, è stata portata dai monaci, in seguito al trasferimento dell'originaria Abbazia a quella del Centro, dove gli stessi si stabilirono nel 1659. Nella Sagrestia si trove un fonte di bronzo fuso che qui dovette esssere trasportato ad opera dei Cistercensi dall'antico Monastero di Vallebona. Il fonte, di elegante fattura si innalza in due piani colonnati di stile gotico, con evidenti segni di epoca Normanna. Alla base, su uno zoccolo di marmo è riportata la data 1714. Lungo 62 cm. e con una circonferenza di 85 cm. questo fonte che in piccolo ha la forma di un campanile gotico a caratteri bizantini reca l'iscrizione "Ave Maria Grazia Plena Dominus Tecum". Atttualmente la Chiesa si trova chiusa al culto a causa di un grave dissesto del tetto. Pertanto, il quadro dell'Annunciazione e il ritratto di S.Ugo sono esposti nella Sacrestia del Duomo, mentre le reliquie sono gelosamente custodite.
Questa Chiesa si presenta agli occhi del visitatore come un complesso completamente staccato dagli edifici circostanti, infatti, una viuzza parte dalla piazza antistante la chiesa e gira intorno al complesso permettendo di ammirare i fregi che si trovano ad ogni angolo della chiesa e che riportano date e nomi riferiti, presumibilmente, alla sua costruzione. I lavori furono iniziati intorno al 1538 e portati a termine, probabilmente, intorno al 1766, data scolpita sul cordolo in pietra sottostante la guglia del campanile; lo stesso cordolo presenta una lavorazione particolare con archetti in pietra sormontati da mattoni d'argilla smaltata. Il portale, di bella fattura, richiama lo stile normanno dell' arco a sesto acuto, e presenta delle figure scolpite sui due capitelli che lo reggono raffiguranti due angeli, S.Antonio e S. Paolo. L'interno è suddiviso in tre navate segnate da dieci colonne in pietra, costituite da un unico blocco, e sormontate da altrettanti capitelli uguali tra loro a due a due. Nella navata destra, si possono ammirare due dipinti: uno molto antico, di autore sconosciuto; l'altro (1834) rappresentante il martirio di S.Bartolomeo, realizzato da Gaetano Bonsignore. Vi sono, inoltre due statue in legno, una rappresentante S.Caterina V.M. di Alessandria e l'altra (1872), rappresentante S.Francesco di Paola, opera del Cardella di Agrigento. Nell'abside è posto un maestoso dipinto rappresentante S.Antonio e S.Paolo; l'opera reca la scritta "Thes. Martino d'Orlando A.D. 1684". Nella navata sinistra sono quattro statue: una in legno rappresentante S.Antonio Abate datata 1738 e una, sempre in legno, rappresentante S.Marco, una raffigurazione dell'Ecce Homo in carta pesta e una Cristo sulla Croce; vi è, inoltre, un quadro raffigurante la discesa dello Spirito Santo. In Sagrestia, oltre agli artistici mobili in legno, si può ammirare un piccolo fonte del 1586 proveniente dall'antico Monastero dei Cistercensi. La Chiesa ospita, inoltre, un organo a canne del 1848, opera di Antonio Rizzo Messinese. La festa di Sant'Antonio si celebra il 17 Gennaio, accompagnata dalla settena, cioè sette giorni di preparazione, durante la quale si recitano delle preghiere e si cantano gli inni composti in loco. La sera della vigilia si accende "u fogu" al piano terra della torre campanaria: questo gesto viene compiuto per devozione e per chiedere la grazia di essere guariti da una brutta malattia scientificamente chiamata "Herpes Zosther", intesa comunemente come "fuoco di Sant'Antonio".Il fuco viene accesocon la legna che i fedeli portano in dono, andano a fare "u viaggiu", cioè una visita di devonozione al Santo. Il fuoco con le sue fiamme nei secoli ha annerito e consumato i gradini della rudimentali scala in pietra che porta in cima al campanile. Di questi danni causati dalle fiamme tutti si rendono conto, ma nessuno vuole rinunciare alla tradizione del fuoco. L' inno di S.Antonio, e le litanie ripetono antiche melodie paesane al suono di un vecchio organoa a canne che viene azionato a mano, per mezzo di un mantice sdrucito. S,Anotnio dopo 1700 anni ancora continua a trasmettere il fascino della contemplazione di Dio. Una strofa dell' inno cosi recita: "Umiltà fu tua corona - povertà tu sempre amasti - virtù questa pel Signor. - Deh Concedi a mia speranza - tue virtù nell' esultanza." Una volta nel pomeriggio della vigilia vi era la sfilata "dei cavalli e dei giumenti", parati a festa con nastri colorati. Gli animali con in groppa i loro padroni percorrevano alcune vie del paese, quindi giungevano nel quartiere di S.Antonio, dove, dopo aver girato nel suggestivo vicolo intorno alla chiesa, si fermavano nel piazzale per ricevere la benedizione. Talvolta i cavalli tornarono nella piazza il giorno della festa, per prendere parte alla processione.Oggi ogni 17 Gennaio la piazza si riempe di animali. capre,cani,cavalli,porcellini, che vengono portati prevalentemente dai bambini per ricevere la santa protezione del Santo.La sera della vigilia della festa viene celebrata una funzione molto particolare, che viene chiamata "u du uri". La mattina della festa si celebra la benedizione degli animali.
La Chiesa è grande a tre navate e con sette altari, Sul frontone della porta maggiore è riportata la data del 1697, ma la Chiesa, invero, è più antica, dal momento che atti testimoniano che nel '500 vi funzionava una Congrega. Sul frontespizio, oltre ai fregi in pietra arenaria scolpita, si può ammirare un bassorilievo raffigurante l' Annunciazione. Due ordini di colonne quadrate in pietra locale disegnano le navate: purtroppo, oggi, non si possono ammirare perchè nell' '800 sono state coperte con stucchi in occasione della costruzione dell'attuale volta in gesso, dopo la barbara demolizione dell' originario soffitto in legno. Nella torre Campanaria si snoda una scala a chiocciola di 48 gradini, tutti in pietra, che merita l'attenzione del visitatore. La scala, inerpicandosi, da l'accesso alla Cantaria, ove si conserva un artistico organo del '600-'700 da restaurare, e raggiunge in sommità l'abitacolo ove trovano posto tre campane di bronzo. L'altare Maggiore è dedicata alla Vergine Annunziata. Nella nicchia sovrastante si pùo ammirare il gruppo gaginesco dell' Annunciazione im marmo pario con stelle dorate, scolpito nell' anno 1531 da Giovambattista Mazzola. La Madonna e l'Angelo Gabriele sono di dolcissima espressione. Bellissima la raffiguarazione del Celeste Messaggero nell' atto di annunziare alla Vergine il mistero dell' incarnazione. Il gruppo viene completato dal Padre Eterno, anch'esso in marmo, di identica fattura, murato al di sopra della Cappella. A destra di chi guarda l'Altare Maggiore, vi è quello del Santissimo Sacramento, ove oggi trovano posto anche un bel Crocefisso in legno e l'Addolorata, sempre in legno, migrati dalla Chiesa di S.Sebastiano,demolita; a sinistra l' altare è dedicato a S. Antonio da Padova, con una statua del Santo che risale al '700. A destra di chi entra vi è un altare dedicato a S.Ignazio Martire nell'atto di ammirare il Redentore che gli appare dall'alto. E' opera di Filippo Ianellia (1661). Più sopra vi è un altro altare, ove si venera un quadro della Madonna di Pompei. A sinistra di chi entra il primo altare presenta un quadro che raffigura la Strage degli Innocenti: opera di qualche pregio artistico, per il contrasto, per la scena e per la molteplicità dei personaggi. Si ignora l'autore. Ha molta rassomiglianza col Giudizio Universale del Velasquez. Nell' angolo, prima dell'altare dedicato alla Strage degli Innocenti, vi è una nicchia che ospita la Statua di S.Rosalia, esguita a Palermo. Ancora oltre, su un altro altare, si venera la statua di S.Sebastiano Martire, qui migrata dopo la demolizione del tempio a lui dedicato. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale una bomba ha quasi distrutto il tetto della Chiesa che la pietà dei fedeli ha subito ricostruito. Nella chiesa opra una confraternita detta di Sant'Antonio Di Padova. Le bellezze che si trovano in questa chiesa non si possono purtroppo ammirare, perchè le piaghe della distruzione sono sempre più evidenti. Nel mese di dicembre, a Natale è usanza fare un presepe gigante di struttura napoletana, curata nei minimi particolari, molto caratteristico e suggestivo.
Edificata nel sec. XII ed originariamente dedicata all' Annunziata, sorge a 2 Km. dal centro, sulla strada verso S.Basilio. Faceva parte dell'antico Monastero Cistercense, iniziato a costruire nel 1137 per volontà di Ruggero II ed eretto canonicamente da S.Ugo, nel 1171, nel sito ove ora sorge il villaggio. Oggi la chiesetta mostra due volti: quello originario, nello stile sobrio dell'ordine di Citeaux, esibisce finestre strette ad arco, quasi feritoie, ed archi gotici a sesto acuto alla porta minore e a quelle chiuse in muratura; quello del rifacimento, nel secolo scorso, ha strutture quasi quadrangolari. All'interno sono visibili grandi archi scarni e, accanto all'attuale altare, una porta in pietra, alta, con la base prominente a scivolo, segno della presenza di un antico torrione arabo. Ove è l'ingresso pricipale era l'antica abside, oggi sagrato tondeggiante, in pietra arenaria. Guidato per il villaggio, il visitatore potrà notare i segni dell'antico Monastero.