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  I Borghi piu belli d'Italia
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NOVARA DI SICILIA |
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Il Paese di pietra
LO SPIRITO DEL LUOGO
IL NOME.
Noa, vocabolo di origine sicana, significa “maggese” a indicare la vocazione agricola della zona. Con i Romani cambiò in Novalia (campo di grano) e per gli Arabi fu Nouah (giardino, orto, fiore). Dal medioevo per Janauscek, di documento in documento, ritroviamo: Nucaria, La Nuara, La Nucharia, Nugaria, Nutaria, Nocerai, Noara fino alla definitiva trasformazione in Novara.
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LO STEMMA.
Lo stemma è costituito da un albero di noce con sotto la scritta “Novara”, posto al centro delle seguenti iniziali: “ V. N.” significanti Universitas Novariae,. Quanto sopra trovasi all’interno di uno scudo sagomato e il tutto è inserito in uno scudo accartocciato, sormontato dalla corona civica
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LA STORIA.
Le origini preistoriche di Novara di Sicilia sono documentate sia dai ritrovamenti nella contrada Casalini che dalle rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga presso San Basilio. Uno scritto dl Bernabò Brea del 1948 documenta il ritrovamento di un riparo sotto tale roccia dove è stato rinvenuto un notevole numero di frammenti di ceramica e di vasi, oggi custoditi nel museo di Lipari; il riparo (era mesolitica siciliana) per l’importanza dei reperti rinvenuti costituisce una notevole unità archeologica. Per tale motivo la Soprintendenza ha sottoposto a vincolo archeologico l’intero complesso. Tra storia e leggenda si ha motivo di ritenere che oltre 2000 anni prima di Cristo, in contrada Grottazzi, tutt’ora esistente, abitassero i Ciclopi. Nella contrada Casalini certamente ebbe origine l’antica Città di Noa, i cui abitanti da Plinio furono chiamati Noeni; la città raggiunse il suo massimo splendore in età greco-romana, ma in seguito è stata danneggiata dal terremoto, che tra il 24 e il 79 d.c. distrusse anche Tindari. Successivamente il territorio fu abitato e fortificato dai Saraceni, che costruirono uno spazioso Castello del quale si possono ancora ammirare i ruderi dell’intero complesso edilizio dichiarato di Interesse Storico ed Architettonico particolarmente importante. Le tracce dell’antico Monastero cistercense (sec. XII) di Vallebona, a 5 chilometri dalla città, sono segni evidenti della notevole importanza che esso ha avuto per la storia di Novara. Dell’intero complesso monastico, primo del genere in tutta la Sicilia, insieme ai ruderi resta la Regia Chiesa Abbaziale di Santa Maria La Noara, fondata col monastero da Ugone Cistercense, mandato in Sicilia, per pace fatta tra il regno di Sicilia e il papato, appositamente da San Bernardo di Chiaravalle del quale era stato discepolo. Il Monastero fu abitato fino al 1659, dopo di che i monaci bianchi si sono trasferiti in un nuovo monastero fondato in Novara Centro. L’area prescelta fu quella su cui oggi insistono l’attuale chiesa abbaziale di S. Ugo e l’Istituto Antoniano del Santo Annibale Maria di Francia, su un piccolo promontorio. La Chiesa custodisce insieme al Corpo del Santo anche le reliquie - che Egli aveva portato con se, venendo a Novara - sistemate in un artistico e sontuoso reliquiario ligneo (in via di restauro) che è tra i più pregiati di Sicilia per la bellezza della struttura e per il numero e la preziosità delle reliquie che contiene (se ne contano oltre 100: le più importanti sono quella della Croce di Cristo e le “Arche di S. Ugo”). Il Castello di Novara e l’Abbazia Cistercense di Vallebona costituirono i centri, l’uno civile e l’altro religioso, della Novara Medievale. Il Borgo raggiunse il suo massimo sviluppo nel secolo XVII, periodo in cui fu edificato quasi tutto il tessuto edilizio conservato fino ad oggi. L’antico insediamento dell’attuale Novara ha avuto origine accanto alla rocca del castello, sull’asse del Passitto che collegava la porta Occidentale della fortezza alla quota sottostante (attuale piazza Duomo); in seguito continuò a svilupparsi seguendo l’andamento morfologico del sito, segnato da pendenze e scoscesità. Il tessuto dell’abitato di Novara è caratterizzato da semplici elementi che lo configurano come un tipico insediamento medievale siciliano: le strade, di cui alcune deturpate e altre restaurate, sono per lo più pavimentate con acciottolato stretto tra due file continue longitudinali di pietra arenaria locale; esse contribuiscono a valorizzare l’architettura del centro storico. La pietra locale, che sul territorio affiora un po’ dovunque, è stata utilizzata nell’architettura civile e con elaborazioni di grande pregio artistico nell’architettura religiosa. La notevole quantità di elementi architettonici realizzati in pietra arenaria o in pietra rossa marmorea (cipollino), anch’essa locale, presenti in tutte le chiese del comune, testimoniano l’importanza a Novara dell’arte dello scalpellino che si tramandava da padre in figlio. Dopo una deplorevole pausa in coincidenza con l’avvento del cemento, “il nobile mestiere” da alcuni anni è stato ripreso e sono apprezzabili i risultati. |
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IL GENIUS LOGI.
La fisionomia del borgo di Novara di Sicilia, dominato dal superbo Cervino di Sicilia e l’aria salubre che vi si respira richiamano alla mente suggestioni di un paese tipicamente medievale, con la sua gente molto ospitale, parlante un dialetto particolare, il gallo–italico, con le Chiese e i palazzi, costruiti dagli artigiani del luogo e decorati dagli Scalpellini, provetti nell’intaglio della pietra. L’immagine del paese di pietra viene data soprattutto dalle strade in basole di pietra “Chiappe o Ciappe” e dai bellissimi portali del Duomo e delle Chiese di S. Nicolò, S. Antonio, S. Giorgio e Annunziata, dalle cornici dei balconi, dalle mensole e dai supporti sottostanti chiamati “Cagnò” degli antichi palazzi, tutte opere di rilievo realizzate dal 500 al 700. Per le intricate viuzze (vaelli) acciottolate, tagliate a mosaico tra le antiche casette che si reggono l’un l’altra abbarbicate sul pendio, si respira il mistero del tesoro, miticamente custodito nel seno della Rocca Salvatesta, ivi nascosto da personaggi leggendari ai tempi dei Noeni, tesoro sempre sospirato e mai conquistato. Chi visita il Borgo per la prima volta è ammaliato dalla sua magnificenza, avverte il glorioso passato e ne subisce il fascino.
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LA MEMORIA DEGLI UOMINI.
Le origini antiche di Novara di Sicilia trovano traccia documentale nella Historiae mundi di Cecilio Plinio (il giovane, 62-113) che data l’esistenza della antica città di NOA ad epoca precedente alla nascita di Cristo. Altra testimonianza storica importante si rinviene in uno scritto di Filippo Cluverio, storico-geografo tedesco del 1600, là dove asserisce che la città in quel tempo chiamata NOARA situata “Ultra Galatem, inter Cantaram et Oliverium amnis, qua Neptunio seu Peloro monti junguntur Herae sive Iunonia juga…”, conserva la memoria dell’antica NOA o NOAE (Noe) abitata dai NOAENI (Noeni). Il nome Noe, nonostante le mutazioni avute: Nouah, La Nuara, Noara, etc., è peraltro rimasto nella memoria degli indigeni, atteso che per gli abitanti della vicina Fantina fino a pochi anni or sono Novara veniva chiamata Nuè (accentazione gallo italica). A seguito degli scavi curati dal prof. Bernabò Brea, Soprintendente alle Belle Arti di Siracusa, e degli studi sui materiali rinvenuti presso il Riparo della Sperlinga, nei pressi della frazione S. Basilio, studi portati avanti dal Bernabò con Madeleine Cavalier del Museo di Lipari, venne appurata l’appartenenza all’era Mesolitica del Riparo che risultò essere frequentato dall’uomo per un lunghissimo periodo. Dunque la presenza dell’uomo sul territorio novarese risale davvero ad epoca lontana. Novara è ricca di tradizioni particolarmente religiose radicate nel cuore dei suoi abitatati: tra esse ha il primo posto il festino di Mezzagosto. Il Festino, un tempo ancor più importante di ora, esprime l’anima del popolo novarese, immutata nel divenire dei secoli. Giuseppe Pitrè in “Feste Patronali nella Sicilia Orientale” del 1880, lo descrive in maniera encomiabile. L’autore inoltre asserisce che “hanno ragione i novaresi a dire che il festino di Novara è il più pomposo tra quelli della provincia perché una festa, nella quale si mettono fuori quindici statue per fare onore a quella della Madonna Assunta, protettrice della Città, non è comune e nel Messinese è unica”.
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IL PERSONAGGIO.
Salvatore Furnari, nato nel 1808 in una casa del quartiere Falanga che ancora si conserva intatta, fu davvero uno scienziato nel campo della medicina, ammirato dall’Europa bene del tempo. Ha trascorso quasi per intero la vita professionale in Francia, dove si è dedicato agli studi scientifici e alla ricerca. Dopo essersi interessato a varie branche della scienza medica, ha puntato la sua attenzione sulla oculistica. Ha inventato un nuovo metodo d’operare la cataratta. Ha documentato le sue ricerche e le sue scoperte in numerosi scritti e opere librarie. Conosceva l’italiano, il francese e l’arabo. Oltre alle scientifiche ha lasciato opere letterarie. Delle prime ricordiamo : “Essai sur une nouvelle méthode d’opérer la cataracte avec planches” e “Histoire Ancienne et Moderne de l’ophtalmologie”. Per i grandi meriti, in Francia è stato insignito del titolo di cavaliere della Legion D’Onore e in Italia decorato con medaglia dell’Ordine Reale del merito Civile da Francesco I, Re di Napoli e ammesso a membro effettivo dell’Accademia delle Scienze di Napoli. Redattore capo della rivista Esculapio è il primo ad alzare la voce contro l’abuso del lavoro dei fanciulli nelle manifatture. Sul suo dotto scritto, in merito, la Francia legifera. A Parigi frequenta i salotti letterari e artistici dove conosce Vincenzo Bellini. Alla morte del musicista catanese, Furnari ne tesse l’elogio funebre a nome della Sicilia. Salvatore Furnari muore improvvisamente a Palermo il 19 Giugno 1866.
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| LA CURIOSITA'.
A Novara le tradizioni sono fortemente sentite. Tra esse, non ultima, vi è anche quella del veglione danzante nel Teatro Comunale in occasione del Carnevale. Nel 1800 nella comunità esisteva una netta distinzione tra i vari ceti sociali, per cui artigiani e contadini non erano bene accolti in teatro, venivano relegati nell’alto loggione e non potevano aprirsi alle danze. Successive concessioni hanno consentito il ballo a tutti ma a turno tra i ceti (civili, artigiani e contadini). Da qui nacquero emulazioni, tanto che, per la “classica” contraddanza, tra essi si facevano vere e proprie gare. Là dove tutti si trovavano d’accordo era la “ sbaffatoria” (consumazione di dolci in gran quantità) nella pausa di mezzanotte. Oggi il solo ricordo della distinzione sociale fa ridere, ma per la sbaffatoria, peraltro allargata a varie pietanze, continuano ad essere tutti d’accordo. Non è superfluo rilevare che Novara è uno dei pochissimi comuni (su 108) della provincia di Messina il cui territorio, per intero, è riconosciuto con decreto regionale di notevole interesse pubblico per le peculiari valenze storiche, architettoniche e naturalistiche che ne determinano un insieme di immagini suggestive di notevole valore paesaggistico tali da qualificarlo come uno degli ambiti più interessanti della provincia. |
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| LE BUONE PRATICHE.
La Civica Amministrazione da anni punta sul recupero del Borgo attraverso il restauro e il risanamento di alcuni antichi palazzi e delle pubbliche vie, l’opera di sensibilizzazione al mantenimento delle facciate dei fabbricati e l’arredo del Centro, come la realtà urbanistica richiede. L’Amministrazione, inoltre, ha fortemente sostenuto l’attività delle libere associazioni cittadine negli sforzi fatti per il mantenimento delle numerose tradizioni religioso-popolari tanto care agli abitanti e per il recupero delle arti e dei mestieri perduti (scalpellini e produzione del maiorchino). Essendo, inoltre, spiccato il senso di ospitalità, alcuni cittadini hanno dato vita a strutture ricettive (B&B) a gestione familiare e altri si sono organizzati per accogliere e guidare i turisti. L’Amministrazione infine sta progettando una strada alternativa per evitare il traffico automobilistico nel cuore del Borgo. |
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| UN AFFASCINANTE BORGO ANTICO AL RIPARO DALLA FRENETICA VITA MODERNA.
La città sorge sulla pendice della montagna, dirimpetto alle antiche Tyndaris e Abacaenum, situata in un incantevole scenario naturale, a valle della maestosa Rocca Salvatesta (m. 1340), mitico Cervino della Sicilia. Le piccole case affastellate, la trama di vicoli e viuzze (vaelli), i decori delle facciate, l’eleganza dei palazzi, la sontuosità delle artistiche chiese danno fascino all’intero assetto urbanistico. L’antico Castello Saraceno di cui oggi restano i ruderi, era situato su una rupe a strapiombo che ancora conserva immutata la propria bellezza naturale. Dalla sua sommità si gode l’ampiezza della vallata che scende verso il mare e, spingendo lo sguardo sino all’orizzonte, si assapora la meraviglia delle isole Eolie. La vecchia Via Passitto (oggi Dante Alighieri) collega l’area del Castello al sottostante Duomo (sec. XVI). La Chiesa a tre navate, delineate da colonne monolitiche in pietra, è la più importante e la più grande tra quelle esistenti. Presenta una pregevole facciata monumentale con un’ampia scalinata. Sottostante all’abside, che ospita un coro ligneo a intagli del ‘700, si trova una cripta. In essa sono esposte le mummie di alcuni arcipreti, canonici e vicari foranei. Di grande pregio sono l’altare del Sacramento in marmo intarsiato a smalto, e il Battistero in marmo cipollino locale sormontato da una cupoletta in legno. La Chiesa custodisce artistiche statue, tra cui primeggia per splendente bellezza quella della SS. Vergine Assunta, 1^ Patrona della città, un gigantesco crocifisso in legno e preziosi dipinti. Il Duomo si raggiunge oltre che attraverso stradelle secondarie, percorrendo l’omonima via in lastricato che si diparte dalla piazza principale. La Chiesa S. Francesco (sec. XIII) è la più antica del Borgo e la più piccola. Raccolta e graziosa, risale all’epoca del poverello di Assisi. Nell’unica navata la cosa che colpisce di più è il tetto- soffitto di arte povera, sorretto da Cariatidi. La Chiesa custodisce alcune statue in legno tra cui emerge quella della Madonna della Consolazione, un antico crocifisso ligneo e un dipinto. La Chiesa e l’annesso convento mostrano l’essenzialità della vita francescana. Nel quartiere che fa capo a detta Chiesa sorge, superba ed elegante, la Villa Salvo, con stemma del casato, attrattiva privilegiata dei turisti. Poco distante trovasi la Chiesa dell’Annunziata (sec. XVII) a tre navate con colonne in pietra a sezione quadrata (unico esempio presente). Tra le tante opere, ivi custodite, hanno molto rilievo il gruppo gaginesco dell’Annunciazione (tre statue) in marmo pario decorato, scolpito da Giovambattista Mazzola (1531) e un artistico organo a canne del ‘700. Nella parte alta del paese sorge la Chiesa di S. Ugo Abate (sec. XVII), in corso di restauro. Costruita con il monastero cistercense, successivamente distrutto, conserva un imponente artistico reliquario ligneo, la giara di S. Ugo, un bel crocifisso ligneo e un dipinto su tavola (l’Annunciazione) dello Stetera (sec. XVI). All’esterno si possono ammirare gli enormi contrafforti di un muro laterale. Al centro del paese è situata la Chiesa S. Nicolò (sec. XVII) bene restaurata a cura della Soprintendenza di Messina, presenta un artistico prospetto in cima ad una grande gradinata in pietra; custodisce pregevoli statue lignee, il crocifisso con la croce lunga del venerdì santo, un organo a canne del ‘700 e una cripta cui si accede anche dall’esterno. Nella parte bassa del Borgo si trovano le Chiese monumentali di S. Giorgio Martire e di S. Antonio Abate, entrambe a tre navate. La prima (sec. XVII) presenta sulla facciata principale dei frontali con colonne che ripetono l’arte del colonnato interno su cui poggiano i tetti. Pregevole il soffitto centrale a cassettoni, ricostruito con grande capacità durante i lavori di restauro. La Chiesa è adibita ad Auditorium. La Chiesa di S. Antonio (sec. XVI) particolarmente suggestiva, ha il portale in stile normanno e la torre campanaria a guglia, sontuosa e finemente decorata. Custodisce belle statue lignee e dipinti su tela. Tra i tanti palazzi di rilievo meritano attenzione il palazzo Municipale (ex Oratorio di S. Filippo Neri), il palazzo Stancanelli che si affaccia sulla piazza principale, vero salotto del borgo, e il palazzo Salvo Risicato sulla Via Duomo, recentemente recuperato dal Comune. A valle del Duomo si conserva la casa Fontana, edificio risalente probabilmente al ‘700, con una cortina muraria seicentesca che ingloba le caratteristiche bucature impreziosite da elementi sapientemente scolpiti nella pietra arenaria. Il Teatro Comunale, anch’esso recentemente recuperato e migliorato, intitolato al musicista novarese Riccardo Casalaina, presenta una superba facciata artisticamente decorata con scorniciati di pietra e all’interno tre livelli di palchi sistemati ad anfiteatro, ed è unico del genere in provincia. A 5 Km. dalla città esiste ancora la originaria Reale Chiesa Abbaziale di S. Maria La Noara fondata da S. Ugo Abate sotto re Ruggero, prima edificazione cistercense in Sicilia. In essa sono presenti molti segni della architettura specifica dell’ordine dei monaci cistercensi. |
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| IL PRODOTTO DEL BORGO.
Novara vanta molte produzioni tipiche quali: il maiorchino, particolare varietà del formaggio pecorino stagionato da più di otto mesi, del peso classico oscillante fra i 10 e 12 Kg., con uno spessore di 10-12 cm. e un diametro di 35 cm., la ricotta infornata, le provole, le nocciole. Tra le specialità tipiche dolciarie sono: “u risu niru” riso mescolato con nocciole tostate e macinate con l’aggiunta di cacao e caffè e aromi vari, quali buccia d’arancia candita e cannella; “i cassatèlli”, frolle ripiene di impasto di fichi secchi, miele, cannella, nocciole; “i raviiò”, ravioli fritti di pasta umettata con vino, ripieni di ricotta fresca profumata di cannella; “a pignurada” impastato di frolla tagliata a dadini e fritta in olio abbondante; “i iiditi d’aposturu”, i diti d’apostolo, uno speciale tipo di cannolo con involucro di pasta ricoperto di glassa e ripieno di ricotta. |
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| IL PIATTO DEL BORGO.
I piatti tipici del Borgo sono tanti, ma il piatto tradizionale del giorno di mezz’agosto è a base di pasta “a pasta ‘ncasciada” condita con ragù di vitello e castrato, polpette sbriciolate, melanzane, uova e pan grattato, “lempi e trori” (lampi e tuoni) piatto tipico preparato con fagioli, cicerca, granoturco, lenticchie e grano bolliti e conditi; “i frittui“, carne di maiale mista a lardo lessa insieme a cotiche, trippa, polmone, cuore, fegato, etc... dello stesso maiale. |
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| ALTRI MOTIVI DI APPREZZAMENTO.
La zona ROCCA DI NOVARA è stata inserita nei S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) a motivo della eccezionale valenza naturalistica. Inoltre Novara di Sicilia è stata individuata tra le “Città d’arte” ad economia prevalentemente turistica. Nel Borgo è attiva una presenza di artigianato artistico (scalpellini, ebanisti e fabbri). Da più punti del territorio si godono variegati scenari naturali. Sono presenti caratteristici percorsi a cavallo. Grande attrattiva esercitano i Mulini ad acqua. |
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EVENTI.
Festa di S. Antonio Abate celebrata la domenica successiva al 17 Gennaio, se non festivo, con la Benedizione degli animali, sfilata di uomini a cavallo e accensione del ceppo devozionale nella torre campanaria;
Il Gioco del Maiorchino, che si effettua nel periodo di Carnevale, con inizio il 17 Gennaio, consistente nel lanciare una ruzzola di cacio, “a maiurchèa”, (varietà di formaggio pecorino stagionato) lungo un percorso predeterminato, da parte di squadre contendenti.
Il Gioco culmina nella SAGRA DEL MAIORCHINO (il martedì grasso) con la pratica dimostrazione della preparazione della ricotta che viene consumata nel corso della serata insieme ai maccheroni di casa conditi con sugo di maiale e cosparsi di grattugiato di maiorchino;
Il Carnevale dei Bambini (la domenica di Carnevale) con premi a tutti i partecipanti;
La tradizione del veglione di Carnevale, ospitato nel Teatro Comunale, recentemente riqualificato (giovedì-sabato-domenica-lunedì-martedì grasso);
I riti pasquali con le processioni penitenziali delle Confraternite locali durante la settimana Santa, la toccante, silenziosa, processione del Venerdì Santo (varette e Confraternite) e con la spettacolare Resurrezione meccanica, la notte del Sabato Santo;
Varie manifestazione religiose in tutto l’arco dell’anno;
Manifestazione ”Novara in Fiore” (Luglio);
L’autoslalom delle Rocche che si svolge normalmente l’ultima domenica di luglio (gara a carattere nazionale);
Il Giro Podistico Internazionale che si svolge il 9 e 10 agosto nelle vie cittadine del Borgo;
Mostra artistico-artigianale: paramenti, arredi sacri, opere d’arte, manufatti artigianali, che si svolge generalmente nella prima quindicina del mese di agosto;
Varie mostre di pittura, di fotografie e di prodotti artigianali locali, che si svolge in Agosto;
Il festino di Mezzagosto (14/16 Agosto) con la tradizionale, spettacolare processione dell’Assunta - 1° Patrona - che ha inizio alle ore 21,00 del 15 Agosto e termina alle ore 2,00 della notte e con le processioni dell’artistico fercolo ligneo (‘700) che ospita le reliquie di S. Ugo Abate - 2° Patrono – (14 – 16 – 22 Agosto);
Il presepe vivente (Dicembre-Gennaio), suggestiva rappresentazione natalizia, ambientato nel quartiere Arangia e nelle limitrofe vie del Borgo. |
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| MUSEI E GALLERIE D'ARTE.
Museo etno-antropologico presso il Palazzo Stancanelli – Piazza M. Bertolami - esposizione di arnesi e attrezzi legati alla cultura contadina, alla pastorizia e all’artigianato. |
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DIVERTIMENTI.
Passeggiate a cavallo, trekking, escursioni nella pineta Mandrazzi; Inoltre è possibile praticare alcuni sport quali: tiro al piattello, calcetto, tennis, gioco della trottola (paòrgiu). |
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ACQUISTI.
Nel Borgo è possibile acquistare i prodotti locali: dell’artigianato, formaggi, ricotta, insaccati, le cipolle novaresi, le specialità dolciarie e il vino.
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RISTORANTI.
LA PINETA – Via Nazionale n. 145 - tel. 0941/650522 aperto tutto l’anno.
AGRITURISMO “IL GIRASOLE” Contrada Greco tel. 0941/650812 - aperto tutto l’anno |
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ALBERGHI.
BED & BREAKFAST: “SGANGA KONDE’ KING” Via Nazionale n. 163 - Tel. 0941650526
338/2696111 “NOA” di Munafò Antonino Via Nazionale, 410 – Tel. 0941650974
AFFITTACAMERE: “L’EDEN DEI SOGNI” di Fulvio Rao Via Ammiraglio Lauria, 3
tel. 0941/650152 – 380.2539231
Sosta camper Piazza Annibale Maria Di Francia, davanti Orfanotrofio Antoniano |
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COMUNE DI NOVARA DI SICILIA - Provincia di Messina
COME SI RAGGIUNGE:
In auto:
dallo svincolo autostradale di Barcellona P.G. (Km. 30); dallo svincolo autostradale di Falcone (Km. 20); dallo svincolo autostradale di Giardini-Naxos (Km. 50);
In treno:
stazione di Barcellona P.G. (Km. 30); stazione di Castroreale Terme (Km. 25); stazione Novara-Montalbano-Furnari (km. 20);
Con altri mezzi:
autolinee AST da Messina e da Catania;
In aereo:
Aeroporti di Catania e Reggio Calabria;
DISTANZE IN KM:
Da Messina : Km. 75 (via autostrada)
Da Catania: Km. 95 (via autostrada)
Da Taormina: Km. 55 (via statale)
ALTITUDINE:
m. 650 s.l.m.
ABITANTI:
1753 (1000 nel borgo)
PATRONO:
Maria SS. Assunta, 15 agosto
Sant’Ugo Abate, 16 Agosto
INFORMAZIONI TURISTICHE:
Ufficio Turistico - Palazzo Comunale
Piazza Girolamo Sofia, 2 - Tel. 0941/650954/5/6 (ore 9,00- 13,00)
Pro Loco – Palazzo Salvo-Risicato
Via Duomo, 18-20
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